Errori di marketing che costano soldi
Dove le PMI bruciano il budget di marketing (secondo i dati, non secondo me)
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"Metà dei soldi che spendo in pubblicità sono sprecati. Il problema è che non so quale metà." La frase viene attribuita a John Wanamaker, un commerciante americano di fine Ottocento. Sono passati più di cent'anni e funziona ancora identica. Questo, da solo, dovrebbe farci fermare un attimo.
Perché il punto non è quanto spendi in marketing. È che quasi sempre non sai dove i soldi si perdono. E si perdono, di solito, in tre buchi precisi. Per ognuno non ti do la mia opinione: ti do quello che dicono i dati.
"Non so quale metà funziona"
Il buco di Wanamaker oggi è persino più grande, perché di dati ne abbiamo troppi e li leggiamo male. Molte aziende sanno benissimo quanti clic ha fatto una campagna, ma non sanno quale canale ha portato i clienti che poi hanno davvero pagato. Sono due cose diverse.
Un canale può riempirti la casella di contatti e non produrre un solo contratto; un altro può portartene pochi ma buoni. Se guardi solo i clic, stai finanziando il primo e tagliando il secondo. La domanda giusta non è "quanti contatti ho ricevuto", è "quali di quei contatti sono diventati fatturato". E spesso per rispondere non serve un software: serve chiedere. Un semplice "come ci ha trovati?" sul modulo o al telefono, raccolto con costanza per qualche mese, vale più di molte dashboard colorate.
Il buco più costoso è il tempo di risposta
Qui i numeri sono impietosi. Uno studio pubblicato su Harvard Business Review nel 2011 (James Oldroyd e colleghi) ha analizzato 2.241 aziende americane: chi provava a ricontattare un lead entro un'ora aveva circa sette volte più probabilità di arrivare a una conversazione utile con un decisore rispetto a chi aspettava anche solo un'ora in più. Sette volte, per sessanta minuti.
E c'è un dato ancora più netto. La Lead Response Management Study di Oldroyd (2007) aveva misurato che rispondere entro cinque minuti, invece che entro trenta, aumentava di circa cento volte le probabilità di riuscire a mettersi in contatto con il lead, e di circa ventuno volte quelle di qualificarlo.
Fermati un secondo su questi numeri, perché non parlano di pubblicità: parlano di quello che succede dopo. Non è un problema di budget, è un problema di processo. Paghi per farti trovare, e poi lasci raffreddare per due giorni chi ti aveva trovato. È come riempire d'acqua un secchio bucato: puoi versarne quanta vuoi, il livello non sale. Nelle PMI questo buco è quasi sempre lo stesso: nessuno ha il compito preciso di rispondere subito, il titolare è in produzione, e la richiesta resta lì mezza giornata. Intanto quel cliente ha già scritto ad altri tre.
Stai spendendo tutto sull'"adesso"
Il terzo buco è più sottile e riguarda come dividi il budget. Les Binet e Peter Field, in "The Long and the Short of It" (IPA, 2013), hanno analizzato quasi mille casi di campagne e sono arrivati a una proporzione diventata famosa: nel lungo periodo, il mix più efficace è circa 60% costruzione di marca e 40% attivazione delle vendite.
L'attivazione è tutto ciò che spinge a comprare adesso: promozioni, sconti, lead generation, "ultimi posti". La costruzione di marca è ciò che ti fa ricordare e scegliere anche quando non c'è nessuna promozione in corso. La maggior parte delle piccole aziende fa quasi solo attivazione, perché dà risultati subito e si misura facilmente. Il guaio è che l'attivazione produce picchi brevi che poi si spengono, mentre la marca costruisce un vantaggio che si accumula: più quota di mercato, più potere sul prezzo, un costo di acquisizione più basso nel tempo.
Se metti il 100% sull'"adesso", ogni mese riparti da zero. Una precisazione onesta, che fanno gli stessi autori: il 60/40 non è una regola di ferro, dipende dal settore, dalla maturità del brand e dalla frequenza d'acquisto. Ma l'ordine di grandezza dice una cosa chiara. Non puoi vivere solo di corto termine e aspettarti che qualcosa, sotto, cresca.
Cosa fare con quello che hai già
Non serve un budget più grande. Servono tre mosse, quasi a costo zero.
Traccia da dove arrivano i clienti che pagano, non i clic. Anche solo una domanda, sempre la stessa, per tre mesi. Alla fine avrai una mappa più utile di qualsiasi report automatico.
Dai a qualcuno il compito preciso di rispondere ai nuovi contatti in minuti, non in giorni. Se i numeri di Oldroyd valgono anche solo in parte per te, è la leva più economica che hai.
Sposta un po' di budget dall'"compra ora" verso qualcosa che ti fa ricordare nel tempo: contenuti utili, presenza costante, riconoscibilità. Non vedrai il risultato lunedì prossimo. Lo vedrai tra un anno, quando acquisire un cliente ti costerà meno.
Il budget che hai, quasi sempre, basta. Quello che manca è tappare i buchi prima di versarci dentro altri soldi.
Fonti e approfondimenti
- James Oldroyd, Kristina McElheran, David Elkington, "The Short Life of Online Sales Leads", Harvard Business Review, 2011 (analisi su 2.241 aziende).
- James Oldroyd, "Lead Response Management Study", 2007.
- Les Binet & Peter Field, "The Long and the Short of It", IPA (Institute of Practitioners in Advertising), 2013.
- Frase sullo spreco pubblicitario attribuita a John Wanamaker (fine XIX secolo).